Solo kayaker

Why / Perche’

(English here/Italiano in giu’)

Solo whitewater kayaking is a controversial activity because it is more dangerous than kayaking in a group. However, it has existed for as long as whitewater kayaking has existed. Despite its long history and its popularity, it still has the power to evoke strong reactions. I believe it can teach us many lessons. And in a sport becoming increasingly influenced by competitions, image, sponsorship, it is a way to bring us back to raw nature.

My aim in making this site is not to promote myself. I’m not an elite kayaker. My aim is offer a slightly different perspective on kayaking through my solo descents. I hope my stories will be of broad interest to all paddlers, not only those who solo. I will try to raise general questions about safety, our motivation, and our mental and physical approach to kayaking.

(Italiano)

Il kayak in solitaria e’ un’attivita’ controversa perche’ e’ più pericolosa del kayak praticato in gruppo. Tuttavia esiste, da quando il kayak di gruppo esiste. Malgrado la sua lunga storia e popolarità, ha ancora la potenza a evocare forti reazioni. Io credo che il kayak in solitaria possa insegnarci tante lezioni. E in uno sport sempre piu’ influenzato da gare, immagine, sponsorizzazioni, e’ un modo per riportarci alla cruda natura.

Il mio scopo facendo questo sito non e’ pubblicizzare me stesso. Non sono un canoista d’elite. Il mio scopo e’ quello di offrire una lievemente diversa prospettiva sul kayak per le mie discese in solitaria. Spero che le mie avventure saranno di largo interesse ai tutti canoisti, non solo quelli che scendono da soli. Provero’ a fare generali domande sulla sicurezza, sulla nostra motivazione, e nostro mentale e fisico approccio al kayak.

9 Comments

9 responses so far ↓

  • ansia // Mar 3rd 2012 at 8:31 pm

    ciao robin ti auguro di scrivere per molto tempo su questo blog

  • Marcello // Mar 4th 2012 at 10:12 am

    Viviamo in un mondo libero………

  • Ian Beecroft // Mar 5th 2012 at 8:23 am

    For me there are 2 situations that really suit soloing:

    1) When you are paddling safely inside of your comfort zone – i.e a class 4+ paddler on class 3+ water.

    2) When you are pushing well beyond your comfort zone (i.e. a radical first descent) – and so that you don’t put anybody else’s life at risk coming to save you.

    I think that the time you are best paddling with a team is when you are right up against your comfort zone – i.e. a class 4+ paddler on class 4+ water.

    That is just my opinion and fully respect other people’s very different ideas.

  • Elena // Mar 5th 2012 at 11:22 am

    Bel lavoro! Hai espresso in modo semplice e chiaro il tuo punto di vista, che lo si condivida o meno. Il discorso naturalmente vale anche per altre attività, come l’alpinismo, la vela, ecc. Sono d’accordo soprattutto sul concetto di una maggiore comunione con la natura, lontano da tutto quello che “fa immagine”. Detto questo, trovo che a volte la condivisione sia una parte importante, a prescindere dal fattore sicurezza. Semplicemente, può essere bello vivere certe emozioni in buona compagnia.

    Well done! You expressed so simply and clearly your point of view, whether or not one agrees with it. The issue of course also applies to other activities such as mountaineering, sailing, etc.. I agree especially on the concept of a greater communion with nature, away from all that is done for the sake of image. That said, I find that sometimes sharing is important, regardless of the safety factor. Simply, it can be nice to experience some emotions in good company.

  • maurizio // Mar 8th 2012 at 7:27 pm

    Bravo Robin, mi è capitato spesso di difendere le discese in solitaria, controverse, introverse e fatate. Soprattutto evidenziando i pericoli e le seccature dalle discese in gruppo: perdite di tempo, sfinimento di ritardi, somma di errori se il gruppo non è affiatato, malintesi.
    Ne ho fatte tante: sul Gange, in Nepal e in Valsesia. Sono sceso per lunghi anni quasi sempre da solo e nei giorni feriali sul Sesia. In autunno, durante i diluvi di novembre, di aprile. Oppure in stagione, appena finito il turistodromo del week end, magari già la domenica sera, appena l’ultima macchina era defluita fuori dalle palle, quando la luce cambia, il silenzio è quello giusto, restano due ore di visibilità per fare la pace col fiume, vis a vis. Anche le rapide ti ringraziano per la tua carezza pulita con la quale si tolgono di dosso il passaggio della folla urlante.

  • maurino // Mar 8th 2012 at 11:32 pm

    ciao robin
    mi piace l argomento affrontato cosi con introspezione ,senza racconti eroici . nella mia piccola esperienza su tratti di 3 che conoscevo gia ho provato un livello di attenzione e concentrazione molto alto notando particolari e linee cui in gruppo non facevo caso .
    ciao

  • alan // Mar 23rd 2012 at 3:47 pm

    ho sempre difeso le solitarie in qualsiasi disciplina avventurosa…soprattutto per quanto riguarda il lato mentale che si trasforma quasi in una sorta di meditazione…ma se la maggior parte della mia attività diventasse solitaria inizierei a pormi delle domande……….

  • claudio // Apr 16th 2013 at 12:02 am

    E’ vero. In solitaria si entra in una dimensione tutta particolare. Dove si acquisisce una lucidita’ una forza una determinazione diamantina sconosciute in altre circostanze di gruppo.

  • alessandro // Aug 30th 2013 at 5:25 pm

    Prima di tutto, vorrei farti i complimenti per questo blog, per il modo in cui affronti l’argomento.
    Pochi superlativi, molti appunti e riflessioni sensoriali.
    Anche io ho amato le discese in solitaria.
    Anche il mio punto di partenza è stato: da solo o niente.
    Ovvero, dopo i tanti no dei pochi compagni.
    Non posso, non riesco, non ho tempo, è presto, è tardi, c’è freddo, piove!!
    L’acqua se ne va, i giorni se ne vanno.
    A essere sincero sono stato semplicemente costretto.
    Costretto a scendere da solo, perchè rassegnarmi a restare sulla riva, a guardare, mi riusciva onestamente più faticoso che infilarmi in canoa, sospirare, e bagnarmi la faccia.
    E’ una condizione personale, che accetto. Altri, certamente, faticano di più ad imbarcarsi che a rinunciare.
    E così ho imparato ad amare le sensazioni che la discesa in solitaria regala.
    La discesa in solitaria è appagante; è una soddisfazione tutta mia.
    Potere scendere con buoni compagni, fidati, è una gioia.
    Seppure ormai, non sono più disposto a perdere neppure una briciola del mio entusiasmo per rincorrere e convincere; gli scettici, i ritardatari, i pessimisti cronici, i lenti, i ciarlatani, i tesserati, gli irraggiungibili,… ai quali auguro però, buone discese.
    Buone discese a tutti.

Leave a Comment